Fratture del calcagno

Traumatologia

Rappresentano il 2% di tutte le fratture, si verificano per caduta dall'alto o per traumi della strada: il calcagno, osso molto “spugnoso”, rimane schiacciato tra il suolo e il soprastante astragalo e si frammenta. Le fratture trattabili col gesso sono quelle non talamiche, che non interessano cioè la superficie articolare con l'astragalo, oppure quelle talamiche non scomposte. Le fratture talamiche ed articolari scomposte richiedono necessariamente l'intervento.


Gli esiti sono spesso altamente invalidanti, per varie cause: talvolta la frattura non è diagnosticata poiché scambiata per distorsione di caviglia; spesso ne è sottovalutata la gravità e non viene operata; qualche volta l'intervento, di per sé difficile, viene eseguito male.

Trattamento

Scopo dell'intervento è ricreare una superficie articolare talamica il più congruente possibile, risollevando il talamo infossato e spesso rotto in più pezzi; ma anche ridare la giusta forma al calcagno: infatti esso è spesso appiattito per risalita della tuberosità posteriore (riduzione dell'angolo di Bholer) ed allargato per “esplosione” della parete laterale molto fragile, oppure il suo asse longitudinale è deviato, quasi sempre in varo. Pertanto la riduzione di tali fratture è una vera sfida per l'ortopedico, e va affidata a chirurghi esperti. L'obiettivo principale è ridurre perfettamente la superficie articolare talamica per scongiurare l'insorgenza dell'artrosi sottoastragalica, causa di dolore a distanza.
Bisogna poi ridare la forma iniziale al calcagno, riportando la tuberosità posteriore in basso e in corretto valgismo, e dimensionare la parete laterale per impedire che la sua sporgenza provochi un conflitto doloroso fra i tendini peronei e il malleolo peroniero. Va effettuata una sintesi stabile con viti e placche.
Bisogna rispettare la cute laterale del calcagno, scarsamente vascolarizzata, che può non chiudersi, ed il nervo surale, che decorrendo nell'incisione, può essere leso e provocare un neuroma doloroso.
Tutto ciò spiega perché gli esiti di queste fratture siano così frequenti. Allorché si deve rioperare un esito doloroso, la difficoltà maggiore è capire da dove origina il dolore. Se la causa è un'artrosi sottoastragalica, è indicata una artrodesi a tale livello; se c'è una deviazione assiale o un appiattimento del calcagno, facciamo delle osteotomie per ridare il giusto orientamento all'osso; nel caso di impingement peroneo-calcaneare resechiamo la parete laterale del calcagno, liberando così i tendini peronei, riportandoli in sede nel caso in cui siano lussati; se il dolore origina da un neuroma del nervo surale, tentiamo di liberare il nervo dalla cicatrice, altrimenti lo sezioniamo al di sopra del neuroma doloroso.

radiografia di frattura talamica scomposta con il calcagno appiattito è visibile l'allargamento  e la deviazione in varo del corpo del calcagno
Frattura talamica scomposta: il calcagno è appiattito, con angolo di Bohler di 14º, la superficie talamica è interrotta ed infossata; nella proiezione assiale è visibile l'allargamento e la deviazione in varo del corpo del calcagno
 
dopo l'intervento il calcagno ha ripreso la sua forma il corpo calcaneare ha  dimensione trasversale corretta e non è più deviato in varo
Dopo l'intervento il calcagno ha ripreso la sua forma, l'angolo di Bohler è di 48º, la superficie talamica è allineata; nella proiezione assiale il corpo calcaneare ha  dimensione trasversale corretta e non è più deviato in varo
 
piede operato; assenza di edema, buona qualità della cicatrice chirurgica foto laterale di piede operato; assenza di edema, buona qualità della cicatrice chirurgica
Fisiologico l'asse calcaneare; assenza di edema, buona qualità della cicatrice chirurgica

Per approfondire:

Guarda dove visito e opero.

Dott. Pio Maria De Pasquali